I pali neri, no. Quelli, invece, ce li dovremo tenere ancora per molto. Magari tanti di essi resisteranno pure alla fine del Mondo profetizzata dai Maya.
Di sicuro, la basilica di Santa Croce sarà spazzata via. Se già adesso si sgretola al sole e alla tramontana, figuriamoci in caso di alluvioni e terremoti. Ma, prima del 21 dicembre 2012, vediamo di far sparire ogni riferimento a “Gambadilegno”, “Omone” e “Pomodorone”. Bruciamo atti d’indagine, intercettazioni e confessioni. Una sorta di prescrizione giudiziaria pre-Apocalisse, insomma.
Perché se, in futuro, qualche alieno dovesse fare una capatina nel fu Salento, come simboli della nostra civiltà troverà solo pali neri senza traccia alcuna del filobus. Lasciamogli credere che si tratti di più evolute forme di menhir per avvicinare l’uomo ad una qualche divinità. O, meno spiritualmente, dei simboli fallici di un popolo celodurista, che non doveva chiedere mai.
Facciamo in modo che non scopra che quella selva di pali e fili sia servita ad ingrossare i conti bancari di Gambadilegno e soci in Svizzera. A meno che l’alieno non sia Eta Beta, l’amico di Topolino. Perché, in quel caso, siamo fottuti!
C’è una strana propensione della politica: quella per cui i problemi non vadano affrontati e risolti, ma solo spostati da un’altra parte o in un altro periodo.
E’ un po’ quello che accade per i debiti delle pubbliche amministrazioni. Per cui, se c’è un conto da pagare, le Giunte in carica non trovano nulla di meglio da fare che dilazionarlo nel tempo e far sì che siano le prossime gestioni di Comuni e Province - e, quindi, le future generazioni - a farsene carico.