Registi dell’evento, manco a dirlo, sono l’Amministrazione di Palazzo Carafa e la società Sgm. Ovvero i due soggetti che, da oltre quattro anni e mezzo, non riescono a far partire il filobus, un’opera costata circa 23 milioni di euro. Ma Lecce è anche la città in cui, da un giorno all’altro e senza un valido perché, sono spariti i mini-bus elettrici che facevano la spola tra le piazze Mazzini e Sant’Oronzo.
Per non parlare del mai decollato “Bike sharing”, il sistema per incentivare l’uso di biciclette pubbliche. E quindi? Si tratta di modelli da esportare? Ma se, nel caotico traffico cittadino, già passare dalla zona della Torre del Parco a San Pio diventa un’odissea incredibile, vogliano addirittura metterci a discutere di mobilità sostenibile nel Sud-Est Europeo?

C’è una strana propensione della politica: quella per cui i problemi non vadano affrontati e risolti, ma solo spostati da un’altra parte o in un altro periodo.
E’ un po’ quello che accade per i debiti delle pubbliche amministrazioni. Per cui, se c’è un conto da pagare, le Giunte in carica non trovano nulla di meglio da fare che dilazionarlo nel tempo e far sì che siano le prossime gestioni di Comuni e Province - e, quindi, le future generazioni - a farsene carico.